CAELESTIS REVIEWS


 

Quotes from the press

 

"Compared to some tedious interpretations of the shoegaze, Caelestis show a superior melodic trait achieving a structure of the songs expressed, by the way, with an elegance hard to find into competitors' music." ***IYEzine***

 

"A new Caelestis' work always deserves a certain attention. Musical structures and lyrics' deep contents require it. The whole Caelestis concept is something that attracts and asks listeners' senses to be ready to receive its messages." ***Metalhead***

 

"We have to recognize to Caelestis, besides a chameleon-like many-sidedness, the capacity to transform romantic and ethereal atmospheres into music, never drifting into pop music's levity or into an end to itself melancholy." ***Metalitalia***

 

If great luminaries of poetry from the 800s like John Keats and Percy Bysshe Shelley would be still alive, they would surely be proud of Caelestis. ***Metallized***


2015: Telesthesia

A loving yet merciless mother, perceived with senses that transcend human nature: "Telesthesia" is based off a true story and consists in the natural evolution and growth of "Heliocardio". A dreamy mix of shoegaze, post-rock and progressive rock, for lovers of Alcest, Anathema and such.

Al termine della recensione di “Heliocardio”, Ep di due anni fa che rivelava una brillante vena postrock, mi chiedevo quale strada avrebbe intrapreso Cataldo Cappiello, fondatore dei Caelestis. Nel 2015, dopo diverse configurazioni, dalla versione solista degli esordi improntati ad un industrial ambient fino alla costruzione di una band vera e propria in occasione di “Heliocardio” e del successivo singolo “Spyglass”, i Caelestis sono approdati infine alla forma di un duo, con la sola cantante Vera Clinco rimasta ad affiancare il musicista campano, che torna così ad occuparsi in prima persona dell’intera strumentazione. Telesthesia costituisce un nuovo passo forse decisivo verso quelle sonorità shoegaze che fino a ieri apparivano ancora screziate da lievi venature metalliche. Testi poetici che, come la musica, vivono di contrasti tra luci ed ombre, tanto che la malinconia di fondo viene stemperata da una soffusa luminosità, vengono interpretati dalla Clinco così come era avvenuto in “Heliocardio”, esibendo una timbrica particolare ed una tecnica per certi versi inusuale: pur apprezzandone non poco l’intensità interpretativa, ritengo certe volte irritante l’impossibilità di comprendere agevolmente i testi a causa di qualche forzatura di troppo che porta sovente a spezzare le singole parole per adeguarle alla metrica. Detto ciò l’album, piuttosto breve, risplende comunque delle sue tonalità blu come già accadde al predecessore, dimostrando una volta in più il talento compositivo di Cappiello unito ad un tocco chitarristico personale ed incisivo pur nella sua apparente levità. Rispetto a certe interpretazioni tediose dello shoegaze, i Caelestis esibiscono una vena melodica superiore alla media asservita ad una forma canzone espressa, peraltro, con un’eleganza difficilmente riscontrabile nella concorrenza. Cinque brani splendidi (con Il Profumo Del Mare ad elevarsi sul resto della tracklist) attorniati da tre brevi tracce strumentali, valgono nuovamente l’approvazione incondizionata per l’operato dei Caelestis, capaci di aprire un squarcio di intenso colore blu nella cappa di grigio che avvolge la quotidianità.

I riverberi di suoni pacati danno l’inizio ad una sinuosa forma Progressive Rock che si snoda, in questa opera, attraverso una voce femminile che usa l’italiano per riuscire a portare anche il messaggio dei testi. Attenzione accurata alla metrica che al primo ascolto può sembrare un po’ meccanica, ma che invece rivela proprio nella modalità effettuata del cantato, una abilità nel legare la linea vocale alle parole, che diventa valore aggiunto ed efficace; e la linea vocale così ideata, mantiene quella scorrevolezza per impostare la quale ci deve essere stato molto metodo. Si vede che dietro c’è una precisa attenzione e infatti Il risultato è ottimo. Anche la bella voce femminile appare intrigante nelle sue modulazioni, ma nonostante la voce e anche le poetiche liriche, non sempre si ottiene il massimo effetto positivo. “ETRA DIVA”” deve molto al passato storico del Banco Del Mutuo Soccorso che negli anni ’70 aveva tale struttura. L’ammaliante inizio passa ad un finale più corposo riuscendo a costituire la traccia migliore del lavoro insieme alla successiva “ODE DEL MARE”, song in cui una chitarra algida centrale fa da contraltare ad una voce che nella seconda parte del pezzo si fa parzialmente pungente con la sua acutezza (c’è un bel video che però vede la cantante un po’ forzata nell’espressione visiva che enfatizza il cantare in playback). La chitarra così elegante valeva la pena di prolungarla aggiungendo almeno altri trenta secondi di assolo etereo. Altri momenti appaiono un po’ noiosi. Per esempio “Yugen” è strutturato come un tappeto monotono poco stimolante; questo, appunto, è uno dei casi in cui la voce non riesce ad alzare il livello compositivo e si perde parte della malìa recepita nelle altre tracce. Eppure si continua ad offrire bellezza consistente. Anche solo con una chitarra si è capaci di gustose e qualitative visioni, pur nella semplicità, come si denota nella soffice strumentale “Silvae”. L’ispirazione tiene, ma devo dire che le voci parlate che fanno capolino non sono ben recitate e fanno perdere feeling, sia quando lo fa lui, il chitarrista, in “Yugen”, o lei in “Convulsa delicatezza di un desiderio”. Parentesi utili solo al significato del concept ma non presenti ad una necessità musicale. L’album è un concept appunto. La telestesia, secondo la nota dell’autore Cappiello, è una percezione extrasensoriale di fatti e oggetti lontani nel tempo o nello spazio. Inizialmente può essere casuale ma poi diventa una necessità , come in parallelo si passa dalla emozionalità che si scatena verso una naturalezza che fa sfumare l’onda emotiva, accettandola come normale. Questo è il tema e in effetti la dimensione sonora rarefatta riesce a costruire un tale quadro sensoriale. Nell’insieme i cali espressivi non danno un senso di perdita di contatto; lo stato di ascolto permane, in quanto la compattezza stilistica rimane ad un livello di ipnosi percettiva che fa gustare il lavoro senza problemi di continuità attentiva, riuscendo quindi a mantenere l’ascoltatore dentro l’ambiente creato. C’è magia e una attrattiva che è in linea con la questione trattata dal concept. In questo senso missione compiuta totalmente. Lo sviluppo del sound si aggancia al passato anni’70 ma lungi dall’essere vintage, si appropria di uno spazio personale nell’attualità del panorama musicale, senza innovazioni vere e proprie ma con un forte senso di identità personale, che non basta però a creare una prestazione nel songwriting sempre allo stesso livello. Ma considerando che lo stato emozionale è riuscito a prodursi, l’album ha un valore artistico che merita di essere ascoltato.

Appuntatevi il nome di Caelestis, perché questo duo napoletano sa davvero il fatto suo! La proposta è quella di un progressive che, nel suo piccolo, riscrive le regole classiche del genere, riproponendole con un tono più moderno, sempre ricco di armonizzazioni, ma arricchito da parti veloci e da una voce limpida. Un tema fondamentale del CD è il colore blu, che predomina nella copertina (davvero molto bella) e che tinge alcuni brani creando una sinestesìa molto suggestiva, nei brani ovviamente troviamo di tutto: melodie che solo all’apparenza si allontanano dal prog, giri veloci di batteria e riff di chitarra graffianti e che, insieme al basso, conferiscono un groove solidissimo a tutto l’album. Una caratteristica pregnante e comune a tutti i brani sono le intro, tutte molto fluide, anche se a mio avvisto la vera sorpresa è la voce di Vera Clinco: sono rimasto di stucco già dai primi versi, una voce quasi da bambina incastonata in brani leggeri ma ricchissimi di tecnica, il risultato è godibilissimo e, se vogliamo, anche raro da ricercare in album di questa caratura. In conclusione vi dico che il disco si lascia ascoltare con una certa facilità, ma non per questo lo si può definire “per tutti”, ma su quest’ultimo punto lascio decidere a voi lettori

I have known this project, or better, a real band since its first steps, at least I believe so and I must say that it is simply amazing to see it growing, evolving, changing, experimenting… Maybe this is not the usual type of music that I share my thoughts about most of the time, because Caelestis, as of now, is more of a Post-Rock, Shoegaze and Progressive rock band. We can find a few alternative, experimental metal elements here and there, though. The thing is that the quality of their music deserves to be always recognized. I also should add that I loved what I heard and sometimes we need a more calming, soothing atmosphere to relax, to dream, and to distance from everyday problems… the music feels deep, sentimental and very ethereal, almost angelical, like Vera’s voice. And to add more uniqueness, the lyrics are in native Italian, making it sound even more romantic. There is not one single label that would be able to describe what Caelestis does. I simply think that I can safely say that we have here a beautiful, compelling album, exuberant in sentiments, creativity and variations. As I have mentioned before, there are days that we are in need of dark, violent, obscure music. There are also times that we need something that represents light, a state of peace and beauty… it really depends on how our mood is and if it is the period in which you need refinement, allure and a positive vibration, this is what you need. Not that Caelestis plays happy, silly music, far from that, but there is charm, allure and enchantment that turns the music into a magical experience. And I sincerely believe that these are some of the words that could represent “Telesthesia”As for the production, all is crystal clear, well balanced and recorded. I would like to ask you to, please, give them a chance; listen to Telesthesia legally on their Bandcamp page. If you happen to like their sound, their ideas, I urge you to support them, promote them, whatever is possible for you in order to help Caelestis.


2014: Spyglass

Featuring French death/black metal act Archenterum on Vocals and part of guitars and basses, this single is the first Caelestis collaboration. It also features Piero Avitabile at keyboards and Fabiana Figurati on Bass.

The latest Caelestis release, a single in collaboration with French underground death metal combo Archenterum, is a curious experiment in sound that works just as much as it feels contrived. It is a bold continuation of the alternative/gothic rock sound hinted at on the previous “Heliocardio” EP, and it feels contrived in the sense that the whole beauty-and-the-beast approach has been perfected in every conceivable way during the second half of the 90s with the countless The Gathering and Theater Of Tragedy clones. ‘Spyglass’ forms the debut of newly acquired bass guitarist Fabiana Figurati and keyboardist Piero Avitabile. In the interim vocalist Vera Clinco has quite literally found her true voice, and is singing with as much passion as she did on “Heliocardio", but she has considerably increased her range and power. As an added bonus Clinco is allowed to write lyrics in multiple languages (now including English and French next to their native Italian) – and this newfound freedom gives the single a sense of nuance the previous EP didn’t have. That Clinco is at long last singing to her range is a wonder to experience. Where she lacked confidence and power on the “Heliocardio” EP, here she’s coming into her own as a frontwoman. Never before exuded her singing this much passion, sensuality and power. Hopefully she’ll continue to grow as a singer as she did here. The lyrics fit seamlessly with the chords and the song’s flow, and there’s a wonderful solo or two by Cataldo make the entire thing even more exciting. That the whole beauty-and-the-beast approach (in terms of vocals, and music) has been done to death by now should come as no surprise. Despite the worn-out nature of the formula it’s the Caelestis aspect of the single that shines the brightest. Not to say that Archenterum aren’t competent in what they bring to the product, one can’t help but notice that it is redundant and somewhat contrived within the context of the ‘Spyglass’ song format. As a stand-alone experiment it is a commendable genre exercise, but hardly the revelatory discovery it was when Theater Of Tragedy pioneered it in 1995. The formula is worn-out, yet the song itself is one of the best things the band has written within its new creative paradigm. The composition is far more open, with vocal breaks to give Vera Clinco the space that she needs to let her voice soar, and Cappiello now is more confident within his niche than ever before – and it shows. The song is the most straightforward and hook-oriented Cappiello has ever written, but it goes through a variety of moods before concluding, and there are tons of details hidden within. The fact of the matter is that Caelestis’ lion share of ‘Spyglass’ is where its real strengths lie. The addition of Archenterum’s rather formulaic and stale sounding death metal is good for what it is, but the song hardly needs it in the first place. In fact it would be interesting to hear this song in its pure Caelestis form, without the addition of the rather uninteresting growls and stock heavier riffing. The keyboards are at the forefront of things, and they sometimes tend to get in the way of the celestial sound effects and new age segues that featured heavily on the “Heliocardio” EP. The band has mastered the standard pop/rock song format, and there’s no awkward transition to be found through out the entirety of the single, which is testament to Cappiello’s continual growth as a songwriter. Whether this signifies Caelestis having fully abandoned their ambient, new age and lounge sound of the past remains yet to be seen. ‘Spyglass’ is the most logical continuation of the sound the band aimed for on “Heliocardio”, but Caelestis has yet to enroll a full-time drummer in order to capitalize on that sound on the live front. Figurati and keyboardist Piero Avitabile only feature minimally in this new song, and they are kind of lost in between Cataldo Cappiello’s wonderful guitar work, and Clinco’s soaring angelic vocals. It will be interesting to hear what the both of them will bring to future Caelestis material, especially Figurati with her finger-picked bass guitar playing should feature prominently in the mix. It would be interesting to hear Caelestis return to its ambient lounge sound with Figurati’s throbbing bass lines, and Avitabile’s wonderful keyboard enhancements. Given how catchy and poppy ‘Spyglass’ is it wouldn’t be surprising if Caelestis decided to capitalize on its success, or the song’s formula. On the back of ‘Spyglass’ Caelestis can go in any direction they so desire, as this is as far from “Sky Shards” and “Nel Suo Perduto Nimbo” as one could probably imagine. It is an interesting change that the band has undergone, but it isn’t withouts its charms. The increased vocal presence of Clinco, and Cappiello’s fiery guitar work show Caelestis poppy side more than ever before, and never has it been as strong and convincing.


2013: Heliocardio

Featuring Flavio Staiano on drums, "Heliocardio" is a journey through the burning feelings of spiritual/emotional revelations. The EP is made up of a mixture of post-rock, progressive and neoclassical arpeggios.

Dopo numerose produzioni incentrate sull'ego del talentuoso Cataldo Cappiello, i Caelestis sono finalmente un gruppo a tutti gli effetti. Se fino all'ultimo Nel Suo Perduto Nimbo, i Caelestis erano una one-man band, da Heliocardio non è più così. La creatura del chitarrista italiano si è trasformata in un gruppo completo e stabile: si aggiungono Flavio Staiano alla batteria, e Vera Clinco alla voce, che aveva precedentemente collaborato con Cappiello nella canzone Dove la Luce, contenuta nell'album Nel Suo Perduto Nimbo del 2012. Il post-rock proposto dai Caelestis risulta morbido e melodico, facile da ascoltare, ma elaborato e ricco di dettagli per le orecchie più esigenti. Ogni brano proposto nel disco subisce influenze di altri generi, trovando in particolar modo venature progressive, ambience ed experimental. Io e Te Siamo la Luna è una canzone dalla costruzione relativamente poco complessa, e risulta forse il pezzo più leggero e orecchiabile dell'intero platter, con un refrain e un motivo principale che entrano subito in testa. Crollano le Stelle risulta più originale e trascinante del brano precedente e offre una prova emotivamente più coinvolgente, che alterna un ritmo più sostenuto a un mid-tempo leggero e riflessivo, ricco di suoni che sembrano creare una dimensione eterea e distaccata. Anatomia Spaziale gode di buoni spunti e di un piacevolissimo pianoforte, tuttavia non si riesce realmente a capire cosa il gruppo avesse intenzione di fare: la composizione decolla troppo tardi, a un minuto dalla fine, lasciandoci un senso di incompiutezza. Come opinione strettamente personale, avrei apprezzato di più se la canzone se fosse stata costruita in maniera da svilupparsi con un crescendo più equilibrato e longevo. La punta di diamante di Heliocardio è Fenice, che subisce pesantemente le influenze progressive, creando un brano decisamente più lungo di tutti gli altri, che tuttavia non stanca nonostante la sua durata. Degni di nota sono gli intermezzi di chitarra puliti e dalle influenze neoclassiche di Cataldo Cappiello, che crea un'atmosfera sospesa e a tratti inquietante, sfociando in un tempo decisamente più veloce e in un sound violentemente distorto, alzando i toni della canzone. Il disco si chiude con E Poi Silenzio – Part II, cover dell'artista italiano Red Sky, che nonostante sia ben eseguita, vista la brevità del disco ci lascia con il desiderio di sentire qualcosa in più dei Caelestis. La cover comunque risulta ben inserita nel contesto del disco, sia per la canzone oggettivamente bella, sia per le sonorità perfettamente in linea con tutto il resto. Per essere un album autoprodotto, il risultato è notevole e, a parte qualche imprecisione sull'effetto che produce la distorsione della chitarra, si sente che le mani di Cataldo Cappiello sono mani esperte. Il chitarrista infatti ha alle proprie spalle altri sei dischi e il risultato complessivo è buono, seppur migliorabile. D'altronde, e particolarmente in un album post-rock, la produzione gioca un ruolo fondamentale, tanto quanto il ruolo degli artisti. Una delle cose che ha attirato più la mia attenzione, tuttavia, è la voce di Vera Clinco, motivo di luci e di ombre in Heliocardio. La nuova cantante dei Caelestis si integra bene con il sound del gruppo, con l'ambiente e le atmosfere create, tuttavia non riesce a rendere al massimo in tutti i cambi di tempo e di tonalità delle canzoni. Chitarra pulita o distorta, ritmo lento o veloce, intermezzi strumentali o ritornelli, la voce della cantante risulta sempre (e sì, ho detto e ripeto sempre) incredibilmente statica. A parte un barlume di spinta in più su E Poi Silenzio – Part II, in tutte le canzoni l'impostazione canora e la tonalità sono perennemente identiche. Puntualizziamo: la voce di Vera Clinco non è brutta, tuttavia nel corso dell'ascolto, il pensiero che potrebbe essere usata in molti altri modi e meglio diventa ricorrente, e questo non è del tutto piacevole. Non è stata la voce (fin troppo discussa e al centro di numerosi dibattiti, considerando l'evoluzione che ha subito la band) la cosa che principalmente mi ha colpito, ma un altro dettaglio che difficilmente è così ben elaborato da potermi impressionare. I testi delle canzoni di Heliocardio fanno guadagnare al disco una caratura e un'elevazione sensazionale. Ogni canzone gode di un testo che sembra una poesia moderna anche da un punto di vista formale, vista la presenza di rime e strutture tipicamente poetiche. La cosa incredibile è che molte parole della canzoni sopra citate emozionano anche soltanto alla lettura privata di musica. Ci si potrà vedere Ci si potrà ascoltare Nelle onde del mare E degli uccelli il cantare Nel fuoco reincarnare E infin resuscitare (Caelestis, “Fenice”) Il ciclo della vita, il tempo, la riflessione, la solitudine e l'unicità di un legame sono fra i temi al centro delle parole dei Caelestis. Il tutto è condito da una forte vena romantica: il sentimento è profondo ed etereo (quasi platonico), estremamente curato e dalle sfumature che ci fanno percepire qualcosa di intenso e speciale. Potremmo usare il termine “romantico” in questo caso, in maniera quasi ottocentesca, e se grandi luminari della poesia di quel periodo come John Keats e Percy Bysshe Shelley fossero ancora vivi, sicuramente sarebbero orgogliosi dei Caelestis. Finchè del mio travaglio Non sarà più rimasto Che di cenere un disegno Che porterà via il vento Io aspetterò solo che Tu mi faccia parte di te (Caelestis, “Fenice”) Si sente molto che il gruppo deve ancora trovare una sua stabilità, e che la nuova formazione ha intrapreso una strada decisamente diversa da quella passata. Tuttavia, anche se Heliocardio ha numerosi alti e bassi, personalmente ripongo molta fiducia in questo progetto, e spero di poter sentire presto nuova musica (magari con un elaborato full length) proprio con questa line-up. Il margine di miglioramento è ampio, ma le capacità non mancano !

I Caelestis sono una realtà particolare nel panorama musicale italiano: il chitarrista Cataldo Cappiello ha dato il via a questo progetto nel 2010 mantenendo le sembianze di one man band in tutti i precedenti lavori, fino all’approdo ad una formazione a tre in occasione di questo Ep ed arrivare, infine, all’attuale line-up a quattro con nuovi ingressi al basso ed alle tastiere. Tutto ciò è emblematico della volontà del musicista campano di cambiare non solo forma alla propria creatura, ma anche e soprattutto le sue coordinate stilistiche che oggi, per esempio, sono ben distanti dalle sonorità sperimentali di matrice industrial/ambient, prevalentemente strumentale, del precedente lavoro. I Caelestis odierni sono, invece, una delicata entità dedita ad un post rock dai toni soffusi per quanto talvolta pervaso da repentini sobbalzi ritmici, nel quale la componente metal si è ridotta a dosi omeopatiche. L’ingresso in pianta stabile in formazione della cantante Vera Clinco, indirizza inevitabilmente il sound della band in una direzione ben precisa. La giovane vocalist possiede una tonalità non dissimile a quella di Carmen Consoli, con sfumature che riportano anche a Dolores O’Riordan, e questa sua peculiarità finisce per rappresentare il classico spartiacque tra il gradimento assoluto e le perplessità di chi era abituato alle sonorità più aspre del recente passato della band. Personalmente, a livello di suoni, il disco mi ha convinto pienamente: il talento compositivo di Cappiello è indubbio, così come il suo ottimo tocco chitarristico, e la capacità di creare brani dalle melodie bellissime pur se non troppo convenzionali non è cosa affatto scontata. La voce di Vera si rivela per lo più adeguata e, piuttosto che un’ipotetica scarsa versatilità, rimarcata da alcuni, mi sentirei di imputarle invece il ricorso ad una metrica talvolta bizzarra, con parole che vengono pronunciate forzandone gli accenti o la sillabazione per adattarle alle diverse strofe. Questo rende in più di in passaggio piuttosto difficile la comprensione dei testi rivelandosi, talvolta, un ostacolo che impedisce di assaporare in pieno una scrittura dai tratti poetici di rara qualità. Heliocardio comunque è una piccola gemma che risplende grazie a melodie cristalline che qualificano l’ep come pregevole esempio di post rock dai tratti piuttosto personali, nel quale spiccano tracce magnifiche come il singolo Io e Te Siamo La Luna e Fenice, il brano più composito con i suoi costanti cambi di scenario, vera summa dell’attuale modus operandi di Cappiello. Il lavoro in oggetto risale ormai allo scorso anno, ma quest’estate i Caelestis hanno pubblicato un nuovo singolo, che vede la collaborazione della band death/thrash transalpina Archenterum, all’insegna di quell’irrequietezza stilistica alla quale l’ottimo musicista napoletano pare non riuscire a sottrarsi. La prossima uscita su lunga distanza potrà dirci sicuramente di più sulla strada intrapresa dai Caelestis, per ora limitiamoci a riscoprire senza porci troppi quesiti questa pregevole dimostrazione di talento musicale.

Tempo di novità in casa Caelestis. Dopo i buoni responsi ottenuti l’anno scorso con “Nel Suo Perduto Nimbo”, il poli-strumentista Cataldo Cappiello ha deciso di evolvere lo stato della sua creatura, passato da one-mand-band a gruppo vero e proprio con l’ingresso in formazione della cantante Vera Clinco, già apprezzata sulla traccia “Dove La Luce”, e del batterista Flavio Staiano. Una rivoluzione non solo nella forma, ma anche nella sostanza, a giudicare da quanto fatto sentire in “Heliocardo”, primo EP frutto della nuova line up. Là dove, infatti, la precedente produzione del prolifico artista campano – dal 2009 ad oggi, ben cinque full-length – si muoveva in un indefinito (e, a volte, malsano) limbo composto di industrial, ambient, elettronica e black, il nuovo corso dei Nostri, spogliato di ogni asperità, si muove su territori decisamente più morbidi ed emozionali, sulla falsariga dei Cranberries più intimi o di act che hanno fatto della raffinatezza il loro marchio di fabbrica, come i The Gathering, i Pale Forest o la stessa Anneke Van Giersbergen. Superato lo stupore iniziale – a maggior ragione per chi ha ancora nelle orecchie le atmosfere spettrali del penultimo album, lontano da questo lavoro come la notte dal giorno -, dobbiamo riconoscere ai Caelestis, oltre ad una poliedricità camaleontica, la capacità di pentagrammare atmosfere romantiche ed eteree senza mai ‘scadere’ nella leggerezza del pop o nella malinconia fine a sé stessa; tanto è vero che, nonostante l’apparente semplicità dell’album, servono numerosi ascolti per assaporare a fondo ogni passaggio. D’altro canto, nonostante la cura certosina per gli arrangiamenti e le suggestioni oniriche, emergono anche alcune perplessità, principalmente legati alle linee vocali della già citata singer, la cui timbrica, se pur perfetta nei frangenti più atmosferici (“Io E Te Siamo La Luna”), appare troppo limitata per accompagnare tutte le divagazioni strumentali (soprattutto là dove i ritmi si fanno più sostenuti, come nella seconda metà di “Fenice”), e comunque alla lunga eccessivamente monotona senza una controparte maschile. Qualche appunto da fare anche sulla produzione, con la scelta di sovraincidere tutte le parti vocali, e sulla quasi totale assenza delle distorsioni; ottima invece, come da tradizione, la copertina. Tirando le somme, la nuova incarnazione dei Caelestis portà con sé luci e ombre, facendo registrare un mezzo passo indietro rispetto al recente passato, giustificabile comunque per effetto dei cambiamento di cui ad inizio recensione. Se amate le band sopra citate, oltre ad Alcest e, perchè no, Baustelle, prestate loro orecchio.

Seriously. Why aren’t there more fucken bands like this. Caelestis is from… wait for it… Italy, and they play fucken alternative metal, or poppy gothic metal. Depending who you want to believe. Whatever the fuck you prefer. I dunno. I fucken decided to love this band on basis of its promo picture. No, seriously. Fucken hell. Odin knows I like my girls either nerdy, or busty (and preferably both), but this chick singer from this band. Holy crap, dudes. She has long legs, a sultry voice like Laura Pausini and fucken blue facepaint like Faith from Mirror’s Edge (seriously, check that game out, dimwits). Oh, fuck you too. Vera should have her own website, with lots of photos and videos. Clothing optional. Yeah, they sound a lot like Lacuna Coil (when they were still fucken good) or Evanescence, but here’s the thing: “Heliocardio” is actually fucken amazing. I mean, fuck me, this is a thinly veiled pop record with the occasional metal windowdressing. Just fucken listen to ‘Crollano Le Stelle’ (and its monumentally awkward transitions) or ‘Anatomia Spaziale’ – those are just Coldplay songs waiting to happen. Where was I? So, yeah. The chick is fucken hot. I like her. Long legs, black hair, she’s not particularly chesty – but fucken nerdy. You can see her wanting to pull her hair back, rip her shirt off and sing her cute little heart out. I think Armi Päivinen met her match. The promo video for the first track they shot is fucken epic. Not in production values, or story boards. Just the band and the chick singer dancing around in some forest. I swear I almost got Jésus Franco Manera visions, except the chick kept her clothes on. The singer Vera Clinco can come and dance for me in her stockings any fucken day of the week. In just her stockings, the rest is optional. The video is a totally fucken funny with the guitarist wearing an Anaal Nathrakh shirt, and the tubby drummer sporting his fucken trendy Meshuggah shirt. The behind-the-scenes and blooper reel is even funnier. Holy crap. Can this Vera chick get any more hotter? Fucken hell. Why is this sold as a metal -, or even an alternative rock band? The synthesizer, piano and sound effects make this sound as fucken Enigma record. Not that I mind. I fucken love me some Enigma. That break in ‘The Eyes Of Truth’ is fucken epic. The EP concludes with a cover from Red Sky, who I’ve never heard of. Anyway, “Heliocardio” sounds amazing, looks amazing and has a fucken attractive singer. I have no idea who this is supposed to appeal to, but sign me up for more Vera. Viva Vera! Rate: 7 / http://www.roninagency.it/

voto: 6/10 Altro disco firmato Cataldo Cappiello, ecco giungere a noi 'Heliocardo', l'ultima fatica del progetto Caelestis. Avendo notevolmente apprezzato il precedente 'Nel Suo Perduto Nimbo' non ci ho pensato due volte nel tuffarmi a capofitto nell'ascolto di questo album, e subito è stata una sorpresa. Diciamolo pure, mi sono trovato spiazzato dalla poliedricità di questo artista. La prima notizia è che Caelestis è adesso una band a tutti gli effetti: la line-up è stata completata con un batterista, Flavio Staiano, e una cantante, Vera Clinco. La seconda notizia è che i suoni sono puliti, morbidi, ben lontani dalle feroci e ruvide distorsioni che caratterizzavano il lavoro precedente; e, quanto è più importante, il tutto è costantemente accompagnato dalla soave voce femminile. Ma partiamo, per una volta, dal fondo. Ossia, dalla cover di Red Sky, artista che sta pian piano conseguendo una meritata nomea. Il brano in questione è 'E Poi Il Silenzio – part II', ed è impreziosito con un'attenzione particolare alla melodia, figlia di un'impostazione prog/post rock. L'aver aumentato di intensità anche le parti più calme si ripercuote però su quelle più sostenute, che risultano così meno efficaci rispetto all'originale. Il discorso di cui sopra si estende in generale a tutto l'album. La cura per la melodia è veramente fuori dal comune, e bastano i primi secondi dell'opener 'Io E Te Siamo La Luna' per capirlo. Gli arpeggi, gli assoli, le atmosfere: tutto è pervaso da un senso di compiutezza, di serenità, di dolcezza. Anche quando i ritmi diventano sostenuti e le dinamiche ben alte, come nella seconda parte di 'Anatomia Spaziale', gusto e armonia restano le parole chiave. Quello che però continuo a chiedermi è com'è possibile che un lavoro così meticoloso risulti nel complesso più piatto del dovuto. Assenza di passione? No, tutt'altro, gli strumenti sembrano emettere un canto direttamente dal cuore. Il problema a mio avviso sta nella voce, che trovo – passatemi il termine – monocromatica: l'intonazione è la stessa su tutti i brani, e così facendo non si crea empatia con l'ascoltatore. A soffrire particolarmente questa caratteristica è 'Fenice', brano che avrebbe potuto godere ben altra sorte con un'interpretazione vocale maggiormente calda e sentita. Un passo indietro, insomma, per Caelestis; ma considerando il salto da progetto a band a tutti gli effetti direi che ci poteva stare un disco di assestamento, l'importante è tornare a dettare legge già col prossimo lavoro. Non bocciati, insomma, ma rimandati: questo sì.

Un nuovo lavoro dei Caelestis merita sempre una certa attenzione. Lo richiede l’architettura musicale, la profondità dei testi. L’intero concetto Caelestis è qualcosa che attira e chiede che i sensi dell’ascoltatore siano pronti a recepire i messaggi. L’ascolto di “Nel Suo Perduto Nimbo” (QUI) aveva svelato il forte potenziale del progetto di Cataldo Cappiello, chitarrista e autore che adesso è stabilmente affiancato da Vera Clinco, cantante dalla voce soave e dal batterista Flavio Staiano. La band napoletana,a mio modesto parere ha un margine di crescita che deve ancora conseguire. “Heliocardio” riattiva sonorità da sogno e trame anche di natura rock-metal, con i suoi squarci tra prog, psichedelia ed ambient, una voce che è un vento carezzevole, anche se a volte trovo difficile comprendere l’effettivo legame e dunque il grado di funzionalità tra la soavità della Clinco e le evoluzioni della musica. L’impressione è che siano su due piani nettamente differenti. Vedi le parti più dure di “Crollano le Stelle” dove chitarra e ritmi contrastano eccessivamente con la voce, tanto da renderla una lagna. La produzione di questo lavoro non è equilibrata, cosa che già nel precedente lavoro ho avuto modo di notare. Non sono completamente critico verso i Caelestis, perché questa band tenta di essere una sintesi tra attitudini appena metal, rock, elettronica e sfumature atmospheric, il tutto con un chitarrista che sa essere versatile. “Heliocardio” diventa così la traduzione sonora di sogni, oltre che di sensazioni profonde. L’album ha una sua gioia, un feeling di vitalità inesauribile e forse un pizzico di pretenziosità. Anche questa volta mi permetto di scrivere che questo sound è un viaggio, il quale però può diventare ancora più interessante. (Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

CAELESTIS tiene una historia realmente curiosa. Nació como uno de los tantos proyectos individuales de mano de su mente pensante Cataldo Cappiello con un estilo a medio camino entre el new age, la electrónica y la música ambiental e incluso llegó a sacar tres discos y un EP. Pero todo esto cambió cuando en 2012 el propio Cataldo produjo un álbum de black metal industrial en el que la cantante Vera Clinco colaboraba en uno de los temas. Poco después, la propia Vera entraba a la banda junto al batería Flavio Staiano cerrando así esta curiosa formación. En este EP lo que nos presentan estos tíos del país con forma de bota es un cambio de estilo rotundo respecto a lo presentado anteriormente, primero por que su estilo ahora está basado en el metal (obvio, si no no estarían aquí) aunque con alguna que otra influencia gótica y electrónica como en el single “Io e te siamo la luna” con una voz muy similar a Cristina Scabbia en muchas ocasiones. Por otra parte, dos temas cortos como “Crollano le stelle” y “Anatomia spaziale” están cerca de grupos de rock alternativo moderno como MUSE o BIFFY CLYRO o incluso a algún grupo como ALCEST (salvando las distancias), la segunda es más ambiental y con voces agudas. “Fenice” dura más de ocho minutos y tiene unas guitarras bastante contundentes aunque quedan bastante sepultadas en la producción, que le da más importancia a la batería o a la voz de Vera. Aun así es un gran tema de metal gótico ambiental. Cierran con una versión del tema “E poi silenzio – Part II” del guitarrista italiano RED SKY. Me gustaría comentaros de que tratan las letras, pero mi italiano se resume en “spaghetti carbonara”, ya lo siento. Acaban de iniciar su andadura como banda y quizá pretendan satisfacer a los fans de su estilo anterior pues aún mantiene bastantes influencias de la música ambiental. Incluso se podría decir que el único tema propiamente metal es el single “Io e te siamo la luna“. Espero su evolución, pero los fans de sonidos ambientales estarán de enhorabuena. Dadle una escucha especialmente si sois fans de los grupos que comento en el párrafo anterior.

CAELESTIS is an Alternative Metal band out of Naples, Italy. They formed back in 2009 as a one man project. They released a few albums and once Cataldo Cappiello produced a Black Metal project and had Vera Clinco do some vocals she later joined CAELESTIS. She brought along drummer Flavio Staiano and the bands line up was complete. "HELIOCARDIO" is the bands first release with this new line up. They consider themselves an Alternative Metal band, but i feel they are much more than this. They have pulled some elements from Progressive / Black & Gothic Metal together to create their sound. The music tends to lean a little more towards the Gothic side, but this is because of some of the darker elements and of course Vera's beautiful vocals. The thicker more gloomy and cold parts is where I feel the Black Metal elements come into play. The way they have arranged their songs is not done in a typical Metal fashion and have a very Progressive Metal style. These guys may not appeal to every Metal fans taste, but they surely are better and more original sounding then a lot of the recycled Metal that is being dished out in the underground lately. If you are more open to your Metal having a little variety and some originality then give CAELESTIS a listen and you will find yourself enjoying something new and fresh in the Metal genre.

Sogni e realtà posson fondersi perfettamente, creare un connubio che dà la parvenza di poter toccar con mano l'intangibile, di poter immaginare e percepire concretamente, nel contempo, sensazioni ed emozioni plasmate sottoforma di suoni, con il concretizzarsi di tutto ciò che la nostra mente riesce a generare dal profondo dell'incoscio. Per ascoltare brani come questi proposti dai Caelestis è necessario ampliare i propri orizzonti sonori, le voci, le melodie eteree, posson esser colte soltanto lasciandosi, o meglio abbandonandosi, al leggero volteggiare delle note, aprendo il proprio cuore verso le sensazioni di cui abbiam più paura, lasciare, dunque, che il suono pervada i sensi per liberarsi da ciò che opprime. Heliocardio è un lavoro che a primo acchito è di difficile comprensione, bisogna davvero lasciarsi andare per cogliere tutte le sfumature senza sentenziare precocemente. La voce dolcissima ed angelica si accosta bene alla struttura strumentale, minimale ed accurata, ti accoglie e ti permette di entrare a far parte del suo mondo, astratto ed onirico. Good Dreams to you All!

Dopo aver avuto modo di recensire i precedenti due album di Caelestis (in quelle occasioni presentatasi come one-man band), mi aspettavo sicuramente una qualche evoluzione nel progetto, ma devo ammettere di essere rimasto stupito trovandomi di fronte un qualcosa di quasi completamente rinnovato. Per chi non avesse avuto modo di conoscere prima di questa recensione i lavori di Cataldo Cappiello, dedicherò un paio di righe a descrivere il percorso evolutivo tracciato partendo da "When the Moon Dreams", passando per "Nel Suo Perduto Nimbo" e arrivando quindi a questa ultima pubblicazione, "Heliocardio". All'inizio il progetto, interamente strumentale, puntava fortemente sulla sperimentazione, composizioni ambient dalle tinte oscure incentrate sull'interessante applicazione della distorsione al pianoforte, e un massiccio uso di elettronica. Successivamente si inserì una sorta di linea vocale, più che altro opprimente sussurro, che si muoveva però sempre su una base comunque in linea con la precedente uscita. Oggi Caelestis si presenta non più come progetto solista, ma vede la line-up crescere con l'inserimento di un batterista, Flavio Staiano, e di una cantante, Vera Clinco, divenendo in questo modo una band vera e propria. Sparisce completamente la distorsione dal piano, si inserisce la linea vocale femminile, e anche del black/dark ambient iniziale rimane poco, o addirittura niente. "Heliocardio" è un album che punta molto sulle melodie, sulle atmosfere delicate e sognanti del synth, sia che siano le chitarre in distorsione ad avere maggior peso ("Io e Te Siamo la Luna", "Fenice"), tanto più se il brano è incentrato sulle chitarre acustiche ("Crollano le Stelle", prima parte di "Anatomia Spaziale"). Ben poco infatti è rimasto delle corpose distorsioni sentite nei lavori precedenti, assumendo in questo contesto caratteristiche comunque rilassanti, un cullio solo un po' più accentuato diciamo (tranne qualche bello e robusto sprazzo in "Fenice", la mia traccia preferita). Molto particolare la scelta della linea vocale, perennemente a voci sovraincise, che a lungo andare potrebbero risultare troppo ripetitive. In chiusura i Nostri propongono la cover dell'amico Red Sky, "E Poi Silenzio Pt. 2". Non so se chi ha apprezzato i precedenti due lavori di Caelestis troverà interessante questa profonda mutazione avvenuta in "Heliocardio". Certo, anche in "When the Moon Dreams" e "Nel Suo Perduto Nimbo" erano pur sempre presenti in sottofondo questa scia melodica e le atmosfere rilassate, ma la componente ambient oscura e la ferocia di certi passaggi mancano, e si sente. Posso solo suggerire di dare un ascolto a ciò che la band offre, e di conseguenza supportare se il genere piace o cercare altrove la soddisfazione dei propri padiglioni auricolari. La qualità, comunque, non è certo merce che manca ai Caelestis.

“Heliocardio” is the most conceptually complete Caelestis release to date in terms of imagery and lyrics, but it is also the most confused sounding of the band’s current catalogue. It is a stylistic departure from the preceding two releases, and the band’s first foray into more standard alternative/gothic rock territory. All the songs and lyrics are still written by Cataldo Cappiello, but the addition of two new members forced him to adopt a more conventional writing style. This is both beneficial and detrimental to the sound as Caelestis’ ambient/lounge sound is traded in for a more readily marketable alternative/gothic rock brand redolent of Evanescence and the likes. There are a good number of things that the EP does right, but it isn’t without its faults either. One of the strong suits of “Heliocardio” is its interesting concept. The EP is about love in the personal, universal and celestial sense. The lyrics are rather poetic, and even philosophical in parts. While it isn’t his first venture into writing lyrics Cappiello eloquently explores the subject within the conceptual framework. It is the prelude to a proposed full length that will explore the topic in greater detail. Cappiello plays lead/rhythm guitar, bass guitar, programming and synthesizers. “Heliocardio” retains the upbeat atmosphere from the ambient/lounge releases and juxtapositions it with vocal oriented alternative – and gothic rock. A new level of pop accessibility fits Caelestis breezy and lighthearted past, while the greater emphasis on vocals and hooks is detrimental to the ethereal atmosphere they harnassed so wonderfully in the past. In all it is an EP of artistic compromises, some of which work wonderfully well, while others don’t quite deliver the marvelous results one could have hoped for. It is the addition of two new members that differentiates “Heliocardio” from the preceding releases. The EP sees the induction of young songstress Vera Clinco (vocals) and Flavio Staiano (drums), both of who were part of Mefas, a Sorrento-based rock and pop cover group. Why this was released under the Caelestis brand is another thing, as it sounds nothing like the two records that preceded it. It does beg the question why such a drastic overhaul in terms of sound was deemed necessary given the wonderful results of the two previous Caelistis releases. Vera Clinco is a promising young singer that either hasn’t found her true voice yet, or is limited by the material Caelestis presents her with. As with her guest appearance on “Nel Suo Perduto Nimbo” her vocals either sound soaring and angelic, or subdued and held back – sometimes in the same song. Both ‘Io e Te Siamo La Luna’ and ‘Crellano Le Stelle’ are good examples of this very thing. In both songs Clinco has moments where her vocals are absolutely fantastic, while moments later she’s sort of mumbling or subdueing herself for some reason. Which leads to the next biggest strike against “Heliocardio”. Clearly the band wants to go for that atmospheric, dreamy pop/rock direction - why then all the metal posturing? Why the band persists with the metal aspect of their sound is a great question, as it is the least convincing of the whole. Caelestis would perhaps be better off dropping the metal aspect all together and ramping up the electronic or ambient facets of its music. Most of the metal is fairly incidental in most parts, and could easily be replaced by rock music, and none of the songs would have diminished in the process. The fact that the band labels itself metal in the first place is a headscratcher to say the least. Granted there are a few heavier guitar sections, but they appear sparingly and aren’t the focal point of any of the songs. The very opposite is true, just like country mates Nümph this band is about anything but heaviness. No, Caelestis is the best when they abandon the metal and when the ambient and electronics take front and center. The ethereal bookends of ‘Anatomia Spaziale’ should make this abundantly clear to anybody. ‘Fenice’ has some wonderful bass – and guitar playing that has more of a classic rock feel than anything remotely metal-related. The inclusion of one or two heavy sections does not suddenly make it an extreme metal release. The metal aspect of Caelestis is incidental at best and non-existent at worst. The band is more than shortselling itself in insisting on being categorized as metal. The metal aspect is the least interesting of the package. As this was Caelestis maiden voyage into this territory a few minor blunders can be easily forgiven. Some of the transitions aren’t quite as smooth as you’d expect, and Vera Clinco’s vocals occasionally miss the mark in the higher registers. This is surprising given her strong vocal presence on “Nel Suo Perduto Nimbo”. Some confidence in her own vocal skill is amiss to truly call her exceptional. What Clinco misses in vocal presence and power is made up by her abundance of enthusiasm and love for the material. For some reason Clinco also seems to hold back vocally, subduing herself to fit the material. It makes you wonder what she could do if she didn’t hold back, and graced the record with sparkling angelic vocals that are within her vocal range. It’s hard to tell whether it’s the change in direction that impedes her vocal work, or the fact that some of the lyrics are just too long and wordy for her to put the required emotion in them. Flavio Staiano is offered equally little in regards to drum work, and little else is required of him but holding down the beat. Even for pop/rock terms the drumming is underwhelming, and Staiano is capable of far more interesting beats and rhythms than what is offered. Some of the transitions are on the sloppy side, which is a bit puzzling considering Clinco’s and Staiano’s prior experience with Mefas. Perhaps their influence on the material was only minimal, and is this Cappiello’s first venture beyond his ambient and lounge material of the band’s earlier years as a solo project. Caelestis is part of the Ronin Agency firm that represents Caelestis, Ideogram and Red Sky among its clientele. All three bands play a similar style of music that combines electronics with ambient and the heavier forms of rock music. A promotional video was shot for the track ‘Io e Te Siamo La Luna’ to help push the EP. The EP is concluded by a Red Sky cover song. Red Sky is a popular cross-genre artist in the Sorrento region, who also manages and promotes the band. This song has the most interesting bass lines for some reason. It’s hard to say whether the Red Sky song was included because of his firm representing the band, or Clinco’s known love for the artist. Whatever the reason for its inclusion on “Heliocardio” the track fits seamlessly with the band’s original material. After the release of “Heliocardio” Flavio Staiano (drums) would decamp, and a dedicated bass guitarist would be found in German-born Fabiana Figurati. For the most part “Heliocardio” expands upon the sounds of the previous two releases, while compromising its greatest strength, the flowing ambient/lounge they mastered so wonderfully, to capitalize on a standard pop/rock format that works better in a live setting. It is hard to say which Caelestis release would be the best to start your journey with these dreamy Italians, but “Heliocardio” is not it. The “Heliocardio” EP is at best a stopgap release while the band familiarizes itself with its new direction. Caelestis is onto something with this EP, but they will need to iron out a few inconsistencies before they’ll be able to measure themselves with the big names in this genre. As of now, it is a wonderful exercise in ethereal alternative pop/rock that his somewhat hampered by puzzling creative choices. There’s certainly more than a market for this sort of thing.